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Guin Giuseppe

I JEANS SOTTO LA TONACA

La mia contestazione negli anni Settanta

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CODICE: N625

Editore: Alessandro Dominioni Editore

pp. 256, cm 15x21

Anno: 2017

Lingua: italiano

Prezzo: 16,50

Quantità:


DISPONIBILE DAL 25 NOVEMBRE

 

Giuseppe Guin ha ambientato tutti i suoi romanzi sul lago di Como, dove protagonisti sono stati i personaggi e i luoghi a lui più cari.

In questo ultimo libro, invece, il vero protagonista è lui stesso e la sua vita.

Questa è una storia vera.  

Erano i turbolenti anni Settanta e lui vestiva la tonaca nera da prete.

La postfazione, una sorta di chiave di lettura del libro, è a firma di Marco Mazzone.

 

«Dopo quarant’anni tolgo il velo sul tratto di vita più affascinante e dibattuto della mia esistenza. Avevo vent’anni, erano gli anni Settanta e c’era il mondo che stava cambiando. Io portavo la tonaca nera, ma sotto avevo dei jeans scoloriti e dal collarino bianco lasciavo spuntare un dolcevita rosso».

 

Il libro delinea uno spaccato degli anni Settanta a Como. Guin racconta la sua scelta di intraprendere la vita ecclesiastica, si sofferma sul periodo ribelle dell’adolescenza, ma soprattutto punta l’attenzione sugli affascinanti anni degli studi teologici, caratterizzati dalle dure contestazioni alla Chiesa cattolica.

 

«La contestazione sfiorava l’eresia, i miei maestri erano in odore di scomunica e io, vestito da prete, fumavo Marlboro ascoltando il juke-box nel bar di piazza San Fedele. Anni indimenticabili, fatti di avvincenti studi teologici, ma anche di dure battaglie alle degenerazioni storiche della dottrina e alle insopportabili decadenze della Chiesa cattolica.Erano gli anni degli attacchi ai dogmi dell’ortodossia cattolica e fu così che osai confessare mia nonna e lei andò all’altro mondo convinta che io l’avessi assolta da tutti i suoi peccati».

 

I dogmi, i riti religiosi, la fede, gli amori, il sesso, la politica, la ricchezza e il potere temporale della Chiesa, tutto viene sviscerato, diventando avvincente narrazione, ma soprattutto espressione di un periodo storico segnato da grandi conflitti sociali e radicali cambiamenti.

È un libro anticipatore dei tempi odierni, che entra nel profondo dei temi culturali e religiosi ancora oggi ampiamente dibattuti e nelle principali questioni dottrinali non ancora risolte.

 

«Mi volete spiegare perché, quando Dio ha avuto bisogno di farsi lui stesso uomo, avrebbe improvvisamente cambiato le regole da lui stesso sancite e sarebbe nato senza l’unione tra un uomo e una donna, peggio ancora, avrebbe scelto di nascere da una donna rimasta vergine? Un Dio così è in contraddizione».

 

«Quello che mi mandò in bestia, fu il fatto che un prete, di cui ometto il nome per vergogna, ci disse: «Don Sandro ha avuto un figlio, ma è un bambino handicappato. Evidentemente, Dio l’ha voluto castigare».

 

Nel libro emergono anche agli aspetti più umani e personali che hanno caratterizzato il percorso di vita dell’autore, un percorso segnato da grandi turbamenti interiori.

 

«Un prete che cerca mia figlia?».

«Quella che vidi scendere dalle scale era una visione che nemmeno gli angeli del paradiso avevano mai visto in tutta la loro vita eterna! Federica aveva i capelli biondo tiziano, gli occhi verdi e una gonna che, dall’alto delle scale, lasciava scoprire una fin troppo generosa parte delle gambe. No, non era così che io mi aspettavo l’organista per la Messa della domenica»…

 

«Mi piaceva tutto di Patrizia, compreso il suo corpo, ogni qualvolta la passione mi portava ad esplorare il mondo sconosciuto della sensualità, un mondo per me ignoto e che tale, di lì a poco, sarebbe dovuto ritornare ad essere, per tutto il resto della mia vita».

 

«Quando io, alzando l’ostia le dissi: «Il Corpo di Cristo», rimanemmo entrambi impietriti per qualche secondo, io con l’ostia sollevata in alto e lei con la bocca socchiusa. Ci guardammo negli occhi rapiti e furono momenti che sembrarono eterni. Istanti che svelarono tutto il non detto di una intera estate. Poi lei chiuse gli occhi e io le appoggiai l’ostia sulle labbra».

 

E quelli erano anche gli anni segnati dalle rivolte studentesche e dalla grande contestazione sessantottina.

 

«Cazzo, questo ci muore! Mandami subito un’ambulanza in piazza Fontana!».

«Ma un’ambulanza, lì, non ci arriverà mai! Portatelo fuori voi quel bastardo!».

L’autoblindo cominciò a saltare sul marciapiede e si sentivano i sassi rimbalzare contro le griglie di ferro che proteggevano i finestrini.

…Mio padre lasciò uscire il vescovo dalla stanza, poi mi sussurrò: «A me lo devi dire! È vero che hai tirato una bomba alla polizia?».

 

Guin è ben consapevole di non essere stato l’unico interprete delle contestazioni all’interno della Chiesa. Nel libro emergono infatti i personaggi simbolo di quel periodo, dai compagni di studio, ai preti, ai vescovi e ai teologi che animarono il dibattito culturale e religioso di quell’epoca.

 

«Ma ricordatevi che fare i preti vuol dire mettere le mani nelle miserie della gente, non intingerle nell’acquasantiera. Significa ascoltare le sofferenze dei peccatori vivi, non incensare le statue dei santi morti. E vuol dire essere poveri! Poveri davvero! Perché tutte le ricchezze che la Chiesa di Cristo possiede sono un furto ai poveri cristi. Ricordatevelo! Tutte le nostre croci d’oro sono una bestemmia».

 

Un Guin rinnovato, più riflessivo e introspettivo: sconosciuto.

Un libro mai banale, autobiografico, che a tratti prende la forma del saggio per le profonde argomentazioni sui temi trattati, ma che non esclude anche sprazzi di ironia e leggerezza.

 

«Ma oggi, nemmeno a me è chiaro se sia stato giusto togliersi quell’abito o, se invece, sarebbe stato più coerente continuare ad indossarlo, seguitando tenacemente nell’intento di cambiare la Chiesa di Dio».



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