Le luci della filanda

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ISBN/EAN: 9788896059746

Anno: 2021

Formato: 21 x 15 x cm

Pagine: 400

Le luci della filanda

TBM Service & C. – Edizioni Tecnografica

“Le luci della filanda” è l’ultimo romanzo di Giuseppe Guin ed è un affresco del piccolo mondo che vive lungo la costa occidentale del lago di Como, all’inizio degli Anni Cinquanta.

La vita di una famiglia di nobili, da generazioni proprietaria della storica Filanda di Brienno, viene sconvolta da una vicenda tragica, figlia dalla Guerra e della miseria.

Il conte Luca Gregorio, scosso da quanto accaduto, decide di cambiare il propria modo di vivere, ma soprattutto il corso della storia in quel piccolo borgo. Il suo proposito viene però interrotto da un delitto dai contorni misteriosi, avvenuto proprio nelle segrete stanze della contessa Beatrice.

La blasonata coppia di conti è costretta dunque a fuggire e trova rifugio nell’antico Mulino Valsecchi, lungo la valle maledetta del Canova e lì, la loro esistenza andrà ad intrecciarsi con la vita selvatica del temuto Giorgione, il cacciatore di volpi.

A Brienno, però, le luci dentro la Filanda saranno il filo conduttore di una storia che, ostinatamente, si avvierà verso la rinascita.

L’enigma della settima riga e il ritorno della contessa.

In paese c’è il rude Tritamurùn e l’incallito Slungamàn, il droghiere Vunciùn e il Cavaliere della Legion d’Onore detto il Savunàt. C’è la materassaia Lena, che svela i tradimenti familiari e la cavallerizza Doni che turba i sogni degli uomini. Ci sono i maggiordomi e le governanti, i bracconieri e i maniscalchi.

Donna Federica Molinari era tanto attraente agli occhi degli uomini, quanto biasimata dalle donne, in special modo quelle maritate. Lei infatti non aveva mai voluto trovarsi un marito, perché preferiva portarsi in casa quelli delle altre.

Il fruttivendolo Sandro Vasconi, a Cernobbio era detto Vabenistèss, perché sulla bilancia metteva sempre un bel quantitativo di frutta in eccedenza, rispetto al richiesto, poi furbastro diceva: «È un po’

di più! Al va ben istèss?». «Va ben istèss un cornu!» gli rispose un giorno la Lisetta.

Il conte Gregorio Camillo finì con l’esalare l’ultimo respiro mentre giaceva con la bella Ersilia, donna procace e di gran bell’aspetto ma, ahimè, consorte del podestà di Menaggio, tal Carlo Maria Maggi.

I fratelli Riva erano gemelli e, anche se le donne solevano differenziarli in Bèl e Pusebèl, in realtà erano identici e, una sera, quel mascalzone di un Bèl riuscì a portarsi in casa la fidanzata del Pusebèl.

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